Vanadio IV

INTERVISTA A ANDREA BARBAGALLO

Genealogie del Futuro riflette sull’abitare contemporaneo, ripensando nuove modalità di convivenza e partecipazione attiva. Come vengono declinati questi aspetti nella tua ricerca?

Se rendiamo vitali le opere, esse cominceranno ad abitare gli spazi dove si collocano. La nascita e lo sviluppo di un essere vivente vanno di pari passo con la sua coesistenza con altri esseri nel mondo e l’influenza che agisce su tale mondo. Il mio lavoro da sempre indaga questi aspetti, individuando nell’opera una possibile oscillazione tra la vita e l’esistenza vitale, tra la presenza fisica, formale, concettuale dell’opera e il suo propagarsi nello spazio e nel tempo. Un cetriolo di mare non si limita semplicemente a esistere, ma parteciperà attivamente alla danza della vita assieme ad altri danzatori in grado di connettersi reciprocamente.

Nel progetto Ecosofie Urbane le modalità del vivere cittadino vengono ripensate secondo una sensibilità ecologica sostenibile: in che modo avviene questo ripensamento nel tuo lavoro? Quali rapporti nuovi, secondo te, possono instaurarsi tra vita urbana e pensiero ecologico?

Pensare in maniera ecologica significa allinearsi con i movimenti del mondo che ci circondano e quindi viaggiare sulla loro stessa frequenza, quella del mondo e della vita. Se questo non avviene non si può parlare di vita. 

Il mio lavoro mette in luce possibilità alternative di produzione della vita, combinando materia tecnologica open source, e quindi ricomponibile, circolare, orizzontalmente democratica con materiali ecocompatibili. Tali materiali, silenziosi alle orecchie della natura, saranno in grado di innestarsi più facilmente nel tessuto connettivo del mondo. È questo l’obiettivo da perseguire: ripensare la nostra vita come innestata con la natura per agire silenziosamente nella biosfera e “innervarsi” con essa.

La progettualità alla base di Ecosofie Urbane mira a tessere relazioni inedite alla luce di una collettività possibile. Parlando di futuro, quali scenari vuole evocare il tuo intervento artistico?

Il mio lavoro non propone scenari: esso mira al ripensamento dell’opera intesa come elemento inerte per attivarsi e vivere nel mondo senza definizioni coercitive e unilaterali. Se dobbiamo parlare di futuro, quello proposto dalle mie opere è un futuro fatto di nuove forme di vita che incontrano un mondo in continua evoluzione. Penso a un mondo fatto di opere che comunichino con la loro stessa esistenza e con le loro azioni come un cetriolo di mare e le sue intenzioni.

Il lavoro che hai presentato con Genealogie del Futuro è diverso dai tuoi precedenti: questa volta hai introdotto il colore nella scultura finale, ci vuoi dire perché? Inoltre, come ti aspetti che muterà la scultura una volta entrata in relazione con l’ambiente, le muffe e i batteri?

L’”assenza” di colore è sempre stata funzionale al fatto che muffe, spore, sporcizia e batteri possano risaltare sulla superficie dell’opera e rendere manifesto il processo di evoluzione della scultura. Tale cambiamento, l’introduzione del colore, è dovuto al fatto che in questo caso l’opera assume maggiormente il concetto di vita e quindi di spettacolo manifesto della sua presenza sul mondo. I colori affermano la variegata e prorompente formalizzazione degli esseri su questa terra, senza però farne una copia o mimesi. L’opera non si camuffa più nel mondo ma si rende visibile, anche agli occhi dello spettatore che desidera connettersi con essa, vedere oltre l’essere. 

Al pari di qualsiasi scultura da me realizzata l’opera muterà nel tempo e cambierà forma e colore. Non c’è nulla che il tempo non possa cambiare. 

Corpo vivente

Il Vanadio è un minerale presente in piccolissime quantità nell’organismo (non solo umano), e nonostante la sua invisibile presenza rimane essenziale per i processi fisiologici. È al tempo stesso qualcosa che fa parte della vita ma ne è anche molto diverso, in quanto sembra essere relegato al mondo dell’inorganico, regno della tecnica (è un importante additivo dell’acciaio). 

Vanadio IV è una scultura composta di materiali organici e poi ricoperta in gommalacca vergine, un complesso che, con il tempo, diverrà parte integrante dell’ecosistema nel quale la si depone. Qui, Vanadio IV entrerà in contatto con spore, muffe e batteri che, coabitando con la scultura, ne muteranno forme e colori. Ecco la progettualità dell’artista: la costituzione di un corpo vivente a partire da un qualcosa che è molto distante dall’idea di vita.