Jamming through affections. Corpi melodici e coabitazione nella natura

INTERVISTA A MARCO GINEX E MARTA COLETTI

In Ecosofie Urbane le modalità del vivere cittadino vengono ripensate secondo una sensibilità ecologica sostenibile: in che modo avviene questo ripensamento nel tuo lavoro? Quali rapporti nuovi, secondo te, possono instaurarsi tra vita urbana e pensiero ecologico?

Marco: La partecipazione attiva è un messaggio che mi ha fatto un po’ più grande di quello che la convivenza civile e industriale, viene declinata in attesa di un vostro cortese cenno. La mia ricerca vuole essere un tutt’uno col mio amico di famiglia. Nonostante tutto, le parole non riescono ad esprimere il mio impegno per la collaborazione.

Marta: La convivenza e la partecipazione vengono declinati grazie a un concerto adorabile di più voci che si è creato attraverso le parole e poi la gente. Le sensibilità di più vuole fare un tutto come fosse un solo essere felice.

In Ecosofie Urbane le modalità del vivere cittadino vengono ripensate secondo una sensibilità ecologica sostenibile: in che modo avviene questo ripensamento nel tuo lavoro? Quali rapporti nuovi, secondo te, possono instaurarsi tra vita urbana e pensiero ecologico?

La progettualità alla base di Ecosofie Urbane mira a tessere relazioni inedite alla luce di una collettività possibile. Parlando di futuro, quali scenari vuole evocare il tuo intervento artistico?

Marco: Una danza eterna Elon Musk REVEALS Tesla Bot (full presentation) – YouTube

Marta: cioè mi piacerebbe vivere nello Chthulucene e dovrebbe piacere anche a voi ciao. 

Domanda a Marco: In che modo il digitale, con tutte le sue declinazioni e applicazioni, si interseca e interconnette con la tua ricerca artistico-performativa incentrata sul movimento e la fisicità? Inoltre, quali sono le difficoltà a utilizzare due medium così apparentemente diversi?

Domanda a Marta: Utilizzando il campionamento dei suoni hai cercato di decodificare e riassemblare tutto quello che veniva emanato dallo spazio naturale per poi rielaborarlo digitalmente. In che modo i suoni possono influenzare la nostra percezione di ciò che ci circonda, entrando in sintonia con esso? Come operi per la modificazione di ciò che registri?  

Grazie per la domanda, è la domanda più bella di tutte. Il suono è dove abitiamo, almeno per me, per il modo in cui mi interfaccio al reale. Da quando eravamo raccoglitorɜ cacciatorɜ abbiamo usato i suoni per capire il mondo, per sopravvivere, per muoverci dentro. Abbiamo poi cominciato a produrre suoni per creare il mondo attraverso le parole, per trasformare il nostro reale.  Questo mondo di vibrazioni mi emoziona e mi disturba al contempo (siamo oramai sottoposti a un continuo stress rumoroso per le nostre orecchie, inquinamento acustico tanto caro ai futuristi). Io cerco di abbellire il mio mondo così, con le architetture sonore, cerco di creare evocazioni utilizzando i suoni dei paesaggi sonori naturali, materici e scontati, creo layers, mischio le sorgenti, racconto una storia, così. 

Come corpi, così senza 

Il Parco della Vettabbia si sviluppa nella zona del Vigentino a Milano Sud per nove ettari, ed è gestito dall’impresa agricola di promozione sociale CasciNet, in collaborazione con l’Associazione SoulFood ForestFarm Hub Italia. Questo luogo agrourbano vive e prolifera seguendo intenti collettivi: creare un polo agro ecologico che ricolleghi la metropoli alla campagna, attraverso tecniche di agricoltura che seguono i processi e i tempi della natura, rispettandone la crescita e lo sviluppo; ma anche rendere il parco un luogo di incontro, un punto di riferimento e di convivialità. Il luogo diventa, in questa prospettiva, uno spazio di prossimità in cui la pratica agricola si fonde con l’esperienza condivisa e partecipata, motore quindi di consapevolezza e modello di gestione collettiva e sostenibile della natura. 

In questa prospettiva Jamming through affections. Corpi melodici e coabitazione nella natura, jam di danza curata da Marco Ginex  e accompagnata dalla performance della musicista Marta Coletti, si insinua nelle pieghe della processualità iniziata dalle associazioni che lavorano al campo, trasformando lo spazio naturale in veicolatore di movimenti e connessioni.  L’ecosistema che lo abita viene esperito con la danza e la musica, cercando di creare una relazione simbiotica tra le differenti corporeità, quella umana e quella non umana. La possibilità di avere un incontro con l’alterità permette al corpo di aprirsi e condividere con le piante, le foglie e gli alberi, i movimenti, seppur formalmente diversi. 

Con ascoltare non mi riferisco al semplice atto di sentire bene, ma qualcosa di più radicale. L’ascolto etnografico è una pratica che cerca di aprirci all’inaspettato, lasciando da parte gli schemi con cui, di norma, siamo soliti pensare.

Il Parco della Vettabbia ingloba e ospita i movimenti e il respiro delle piante ed è la prova tangibile che, nonostante la credenza che le piante non siano senzienti, nè tanto meno animate, hanno bisogno di uno spazio in cui proliferare e comunicare. Se l’animale è delimitato da un corpo che si muove, la pianta è invece definita “essere-sessile” cioè radicato in un luogo e soggetta al cambiamento, in un rapporto complesso e altamente sofisticato con il suo ambiente. Ora sappiamo che le piante possono imparare dall’esperienza e dagli stimoli ambientali, che possono interagire e comunicare, non solo con altre piante, ma anche con gli animali. Così i corpi de3 performer, nella loro limitazione fisica definita, cercano di espandersi toccando, camminando e sfiorando le piante, in una relazione silenziosa, connettendosi. 

Un sé non esiste in quanto “Natura”, evoluzione, supremo orologiaio, spirito vitale omuncolare o osservatore (umano), al di fuori della dinamica semiotica. La seitetà emerge dall’interno di questa dinamica semiotica come il risultato di un processo che produce un nuovo segno che ne interpreta il precedente

La struttura stessa della performance permette all’esperire una libertà diversa, non essendoci una partitura di movimenti ben precisa, offrendo così un’esperienza multisensoriale e immersiva. In un primo momento i performer sono indirizzat3 verso i concetti fondamentali di una jam: costruzione di un self place, libera espressione in rispetto del proprio corpo e quello dell’altro. Dopo un piccolo riscaldamento, l3 partecipanti esplorano lo spazio circostante per sintonizzarsi con l’ambiente. Infine l3 performer sono liber3 di danzare o meno nello spazio, in piena improvvisazione. Contemporaneamente, la jam è accompagnata dalla performance della musicista Marta Coletti che, come i danzatori, improvvisa sulle sonorità pre campionate direttamente nel Parco della Vettabbia. Il suo intervento produce un glitch nella normale esperienza del parco: con i suoni e i Makey Makey, (dispositivi tattili disposti tra la vegetazione che al tocco dei ballerini riproducono un suono) ciò che è la normale esperienza di uno spazio naturale diventa la cassa di risonanza di tutti quei suoni che normalmente non vengono percepiti. L’esperienza che facciamo della natura, quindi, esiste all’interno dei fenomeni che possiamo vedere, come anche in quelli invisibili senza l’ausilio della moderna tecnologia, ad esempio il mondo impercettibile delle modulazioni ritmiche del suono che, in questo caso, vengono svelate. 

Il principale obiettivo di Jamming through affections. Corpi melodici e coabitazione nella natura è permettere al fruitore di imparare a convivere con lo spazio naturale anche attraverso la corporeità, in maniera rispettosa e sostenibile. Il termine affections, affezioni, utilizzato dal filosofo Spinoza nel libro Etica (1677), si riferisce a quella particolare condizione in cui due corpi a contatto agiscono e si influenzano vicendevolmente in maniera sinergica ed empatica. In questa mescolanza di corpi, la performance vuole essere, quindi, un modo per creare nuove possibili affezioni multispecie.  

L’Anima del Tutto”, come la immagina Plotino sarebbe come l’anima di una grande pianta in crescita, che dirige la pianta senza sforzo né rumore; la nostra parte inferiore sarebbe come se ci fossero dei vermi, una parte marcia della pianta, perché così è il corpo animato nel Tutto. Il resto della nostra anima, che è della stessa natura delle parti superiori dell’anima universale, sarebbe come un giardiniere che si preoccupa dei vermi della pianta e si prende cura di essa con ansia  (Plotino,  Enneade  IV.3.4, 25-35) 

Ljuba Ciaramella